Intervista a Chiara Greco, autrice del romanzo “Fino al fondo”.

Intervista a Chiara Greco, autrice del romanzo “Fino al fondo”.

Chiara Greco è nata a Brindisi nel 1994 e ha vissuto a Torino, Barcellona, Córdoba (Argentina), Colleferro e Odense; attualmente risiede a Saragozza, in Spagna, dove lavora come ingegnere. Ha visitato più di quaranta Paesi, sempre con uno zaino in spalla, una penna e un libro tra le mani; “Fino al fondo” (bookabook, 2026) è il suo esordio letterario.
 
 
«Ci presenti il tuo primo romanzo “Fino al fondo?»
Fino al fondo è un romanzo introspettivo che si presenta nella forma di un diario di viaggio. È l'avventura di Luna, la protagonista — impaurita, codarda, fragile — che affronta un viaggio in Sud America e cresce insieme al lettore, pagina dopo pagina. Il romanzo diventa un dialogo tra la Luna del passato e quella del presente, un tentativo di comprendere il proprio percorso e dare un senso alla propria trasformazione.
 
«L'opera si apre con una perdita dolorosa e con una domanda molto potente: “Chi sei?” Da cosa è nata l'esigenza di iniziare il racconto proprio da un momento di lutto e di identità in crisi?»
Era il cardine del racconto e volevo dargli la giusta importanza fin dalla prima pagina. La ricerca identitaria, il dubbio esistenziale sull'essere: erano il sentimento principale con cui desideravo che il lettore terminasse il libro. Volevo che fosse nero su bianco, proprio nel momento in cui l'attenzione è ancora alta e i dettagli si fissano nella mente, ma mescolato al dolore del lutto, in modo da renderlo indelebile per tutta la durata del racconto.
 
«Il tema dell'identità attraversa tutto il libro: la protagonista del romanzo, Luna, fatica a definirsi, si percepisce frammentata e spesso intrappolata in etichette imposte dagli altri ma anche auto-interiorizzate. Quanto è stato importante, nella costruzione del suo cammino evolutivo, mettere in discussione queste definizioni che, a lungo andare, sono diventate delle vere e proprie prigioni?»
È stato fondamentale. Che le "credenze", come vengono definite in psicologia, ci identifichino e ci etichettino non è certo una novità. Ma quanto sia difficile rendersi conto che ce le appiccichiamo addosso da soli, quello sì che è davvero complesso. Deve necessariamente accadere qualcosa nella nostra vita affinché riusciamo a comprendere in cosa ci imprigioniamo. Nella costruzione del percorso di Luna, mettere in discussione queste definizioni non era solo importante: era inevitabile. Per questo non volevo fermarmi a un semplice "Luna è arrivata": volevo piuttosto raccontare un continuo mettersi in discussione, perché la crescita personale non è un traguardo, è un processo che non si esaurisce mai.
 
«Nel testo emerge una riflessione di grande impatto: spesso non abbiamo paura di morire, ma di vivere davvero. È questa la chiave interpretativa del percorso esistenziale di Luna?»
Assolutamente. La maggior parte delle paure in cui Luna si imprigiona — e di quelle che ho vissuto anch'io — nasce dalla comodità del non vivere, dal restare in un limbo confortevole per non rischiare. In fondo, cosa può accaderti di male se sei dentro una palla di vetro? Però bisogna fare i conti con il fatto che si rimane lì, sempre e solo in quella palla.
 
«Nel romanzo affronti temi delicati come i disturbi alimentari, gli attacchi di panico e il rapporto conflittuale con il proprio corpo. Qual è stata la sfida più grande nello scrivere di questi argomenti, e come sei riuscita a evitare stereotipi o semplificazioni?»
Credo sia impossibile, e anche un po' crudele — a meno che non si sia uno specialista — parlare di questi temi senza averli vissuti. Il corpo è uno strumento delicato, e il disturbo alimentare è una specie di suicidio lento, una morte a cui si cerca di arrivare catturando attenzione. La mente, poi, è ciò che di più potente abbiamo: può farci ammalare con un semplice click, e gli attacchi di panico ne sono la prova più violenta — il corpo che grida ciò che non riusciamo a dire a parole. Non volevo però che il libro si concentrasse su questo: non era il genere di racconto che volevo scrivere. Ho evitato con cura tutte quelle frasi e quegli stereotipi che mi hanno condannata spesso negli anni di guarigione, cercando di restituire questi temi con l'onestà di chi li ha attraversati, senza compiacimento e senza semplificazioni. Soprattutto, non volevo assolutamente che il lettore rimanesse con l'impressione che Luna fosse una poverina da compatire: volevo che la guardasse con occhi nuovi, che vedesse in lei qualcosa di diverso dalla fragilità. Volevo dare molto più valore alla sua nuova versione che alla sua paura, perché Luna era molto di più delle sue paure.
 
«Il rapporto con la nonna è uno degli assi emotivi più forti della narrazione: che ruolo simbolico assume la figura dell'“Abuela” nel viaggio di trasformazione di Luna?»
Abuela è Luna in tante forme: è qualcosa di antico che porterà sempre con sé, ma anche il coraggio di diventare qualcosa di nuovo. Non ho avuto la fortuna, nella vita, di avere un'Abuela come quella di Luna, ma figure che mi hanno vista prima e dopo il cambiamento, quelle sì. Abuela è la colonna portante della casa di Luna, quella che tiene tutto saldo e fermo anche quando intorno crolla ogni cosa. È colei che l'ha vista prima ancora che Luna si riconoscesse, e che la riconosce quando finalmente ha il coraggio di guardarsi. E il caso vuole che proprio quando questo avviene, Abuela non possa più vederla — come a dire che alla fine non facciamo nulla per gli altri, ma solo per noi stessi. Gli altri possono solo accenderci il motore, ma parte tutto da noi.
 
 
«Il titolo dell'opera, “Fino al fondo”, suggerisce un'immersione totale nel dolore, nella paura ma anche nella possibilità di rinascita. Cosa significa, per te, arrivare fino al fondo, e cosa si trova davvero una volta arrivati lì?»
Il fondo lo interpreto come fine, come punto di arrivo — nel bene e nel male. Come quando senti il tonfo di una caduta o butti un sassolino in un pozzo: solo quando fa rumore sai quanto è profondo, solo quando tocca il terreno ha finito il viaggio. Tutto il resto, ciò che c'è nel mezzo, rimane confuso. Per me il fondo è arrivare a qualcosa, anche se è la più brutta delle cose. Perché a volte dobbiamo toccare la parte più profonda prima di capire come risalire: finché cadiamo non riusciamo a comprendere nulla, se non a pensare a come potremmo salvarci.
 
 
Contatti
https://www.instagram.com/_grecochiara/?hl=en
https://bookabook.it/libro/fino-al-fondo/
https://www.amazon.it/Fino-al-fondo-Chiara-Greco/dp/B0GLV8XBR5/

bookabook, greco, libro, romanzo

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